Il web moderno non si caratterizza tanto per l’etichetta “user-generated content” (in fondo, il web è sempre stato così… poi i portaloni della prima bolla webeconomy han provato a irregimentare tutto dentro strutture editoriali decrepite, veramente top-down, e hanno perso la scommessa; e poi a ben guardare, tutta la cultura da millenni è user-generated), quanto per le relazioni interumane che le ultime tecnologie rendono visibili come tracce di partecipazione e apprezzamento, diventando poi folksonomia. Se si chiama social web, c’è un motivo.
Quindi la direzione da intraprendere è quella del coinvolgimento personale, quindi anche affettivo oltre che informativo, nella partecipazione corale ai processi consultivi e decisionali delle collettività, nel sentimento (quasi un orgoglio di tipo civico) di esprimere la propria opinione e ragionare insieme ad altri per migliorare la qualità stessa del nostro essere Abitanti biodigitali.
Non solo Cittadini, caratterizzati da diritti&doveri dinanzi lo Stato, che ci riporta ad una forse ormai vecchia dicotomia tra spazio privato/pubblico, ma proprio Abitanti, che con dinamiche autopoietiche fondano il loro rapporto con il Territorio e con la Socialità (in entrambi i casi, si tratta di concetti tanto fisici quanto digitali) sull’aver cura dei Luoghi antropici biodigitali. A partire dal linguaggio, perché innanzitutto abitiamo linguaggi.
E tra pubblico e privato, c’è di mezzo una dimensione gruppale, di vicinato, di relazione umana, che è proprio ciò che la Rete, calda e umana, fatta semplicemente di reti di reti, ci permette di riscoprire, indipendentemente dalla contiguità fisica.
Quindi la direzione da intraprendere è quella del coinvolgimento personale, quindi anche affettivo oltre che informativo, nella partecipazione corale ai processi consultivi e decisionali delle collettività, nel sentimento (quasi un orgoglio di tipo civico) di esprimere la propria opinione e ragionare insieme ad altri per migliorare la qualità stessa del nostro essere Abitanti biodigitali.
Non solo Cittadini, caratterizzati da diritti&doveri dinanzi lo Stato, che ci riporta ad una forse ormai vecchia dicotomia tra spazio privato/pubblico, ma proprio Abitanti, che con dinamiche autopoietiche fondano il loro rapporto con il Territorio e con la Socialità (in entrambi i casi, si tratta di concetti tanto fisici quanto digitali) sull’aver cura dei Luoghi antropici biodigitali. A partire dal linguaggio, perché innanzitutto abitiamo linguaggi.
E tra pubblico e privato, c’è di mezzo una dimensione gruppale, di vicinato, di relazione umana, che è proprio ciò che la Rete, calda e umana, fatta semplicemente di reti di reti, ci permette di riscoprire, indipendentemente dalla contiguità fisica.


